Corpi traduttivi

Beatrice Mika Sakaki, Gesso bioplastica e inchiostro

Il mio lavoro nasce dalla crescente consapevolezza del fatto che viviamo su un pianeta ecologicamente fragile e dal riconsiderare il ruolo dell’arte in risposta a ciò che sta accadendo al nostro mondo.

La mia ricerca attuale è riconoscere e ritrovare i nostri legami con la materialità della terra e il modo in cui siamo impegnati con esso e altre specie.

I materiali che utilizzo sono ripresi sia da pratiche scientifiche, la bioplastica, sia dalla Storia dell’arte, il gesso. Il primo è composto da organismi viventi o organismi una volta viventi.

Collaboro con le loro proprietà fisiche per costruire ambienti dal carattere transitorio. L’uso del materiale bioplastico richiama il tema “Life in plastic is fantastic?”.

Questo progetto è intrinsecamente ambientale e connesso al cambiamento climatico, poiché la creazione di materiali a partire dai biopolimeri/bioplastiche riduce significativamente gli inquinanti che entrano nella nostra atmosfera, essendo materiali compostabili.

Queste sculture sono corpi e hanno la funzione di trasformare la scultura in pittura: Corpi Traduttivi. Il prendere forma in funzione di un’ospitalità. Il corpo si fa contenitore, plasma la materia liquida organica, la bioplastica. Senza contenitore non vi è scultura, non vi è forma, il bisogno di una doppia scultura (recipiente, dal lat. recipiens).

Da un Volume iniziale rimane solo Colore e la percezione di un originario spazio occupato. Il lasciar traccia tra pieno e vuoto. Il Liquido versato è azione fisica, che usa la scultura e aggiunge ad essa una parte mobile e instabile.

Forma che si apre alla possibilità di un continuo mutamento indipendente dalla volontà di chi ha creato. Le Forme si presentano come entità autonome e instabili. Dotate di un principio interno che le rende dinamiche a una continua trasformazione.

Tutto cambia. Niente permane.