In-Controllo

Raffaele Vitto

L’arte, nella sua inutilità pratica, risulta essere oggi quanto mai necessaria.


La società contemporanea, distratta e assuefatta dalle immagini strabordanti dei mass media e standardizzate delle mode, ha poche possibilità di focalizzare la propria attenzione su ciò che davvero importa.

L’opera può risvegliare il senso critico dell’individuo, può riposizionare il soggetto pensante al suo posto originario.
È l’osservatore che, attraverso l’arte, si crea attivamente il suo significato. L’arte in definitiva è un bene, poiché si fa carico di un messaggio autentico e, attraverso la riflessione, ne genera di nuovi in maniera esponenziale.


Da qualche anno la mia ricerca è volta a sondare le dinamiche che governano il rapporto uomo-natura. La terra che manipolo, la stessa che coltivo sin da piccolo con la mia famiglia, permette di rendere tangibili le mie riflessioni, rivolte in primo luogo al bisogno di ritrovare quell’armonia perduta con l’elemento naturale. Ristabilire un rapporto di utilizzo delle risorse, che sia unicamente temporaneo, è possibile, oltre che imperativo.

Non possiamo permetterci di continuare a vivere così distanti dalle esigenze del pianeta che abitiamo, già da qualche anno ne stiamo pagando le conseguenze e iniziamo a renderci conto che non possiamo più vivere nel mondo di plastica che ci siamo creati – la plastica è solo una delle tante problematiche ambientali e sociali – è necessario quindi re-immaginare non solo l’arte ma la nostra vita nell’ottica ecosostenibile.

Ciò che ci sembra “In-controllo” oggi in realtà è in continuo movimento-mutamento e noi come essere viventi di questo pianeta dobbiamo obbligatoriamente stare al passo.

Il progetto “In-controllo” considera la modifica della superficie terrestre attraverso un intervento dove la mano dell’uomo è a supporto di una trasformazione che segue quel processo legato ai cicli stessi dell’esistenza. Il cambiamento volumetrico consente di cogliere quegli aspetti incisivi che l’uomo nella sua condizione esistenziale impone al territorio e dal quale riceve una risposta che viola i presupposti stessi della natura.

Questo cambiamento è reso possibile dal moto della stessa materia Terra, che cambia l’area d’intervento, nella quale una serie di elementi, pieni e vuoti, fanno percepire l’opera come in un continuo divenire rimandando al movimento delle placche tettoniche.

L’opera è quindi un “terremoto non catastrofico”, che vuole avvicinare, attraverso la fruizione della stessa, l’individuo a relazionarsi con la terra, per ricostruire quel legame che l’uomo contemporaneo sembra aver perduto.