Odor Terrae

Un velo sinuoso, modellato da Zefiro, rievoca le increspature di un mare cristallino. Onde di plastica, ineluttabili, non si infrangono nella riva. La sua presunta innocenza si spegne nell’immobilità della figura da lui inglobata, limitata, isolata. Una quinta buia e senza luce. In primo piano, la natura incontaminata fa il suo corso e gioca con il tempo. Oltre il velo, la gemma corteggiata dal sole diviene fiore. La plastica permette di scorgere i suoi colori, senza odorarne il profumo.

La plastica, plastikḗ, prima di diventare il materiale artificiale per eccellenza, e prima di trasformarsi nella piaga contemporanea che conosciamo, era, ben più dignitosamente, la tecnica di plasmare, l’arte di modellare.

Non a caso plasma un mondo senza scendere a compromessi, disinteressandosi della terra. Mira a spegnere la luce raggiante del sole annichilendo qualsiasi principio e forza vitale.

In questo eterno crepuscolo emerge con delicata intensità una tensione, reclamata e palpabile… il desiderio di sentire ancora un’ultima volta quel fresco odor della terra.