Piovono Monnezze

Flavio Orlando, 2021, Olio su carta applicata su tavola

Il 14 maggio 1997 usciva “Barbie girl” degli Aqua. Sul finire degli anni ‘90 si avvertiva forse il crepuscolo di un’era, non quella della plastica, ma quella della vita in plastica. Se all’epoca la canzone degli Aqua s’interrogava sulla qualità della vita consumistica mettendo in scena in maniera ironica una conversazione tra Barbie e Ken, in cui Barbie, immersa nel suo mondo di plastica (con un chiaro doppio senso, sia un mondo fatto fisicamente di plastica che un mondo fittizio, di plastica) si riteneva soddisfatta e felice, oggi il testo della canzone assume delle sfumature diverse.

Il mito sociale della Barbie girl è ormai decaduto, e la life in plastic è diventata più quella dell’apparire che quella dell’avere. Ma i resti di quel mondo lì, degli Aqua, sono diventati uno dei principali temi del dibattito pubblico di oggi: lo smaltimento e il trattamento della plastica, la morte dell’ambiente, il debito energetico, etc. Dove mettiamo tutti i rifiuti che il mondo di Barbie ha prodotto? Cosa si può fare con un materiale praticamente indistruttibile che l’essere umano ha prodotto in quantità inimmaginabili? Siamo in tempo per recuperare la situazione o è troppo tardi? In “PIOVONO MONNEZZE” ho risolto queste domande con una semplice visione. Non ho le risposte a questi interrogativi ma ho presentato una materializzazione di una constatazione.

Nel linguaggio comune quando si dice che qualcosa cade dal cielo si indica allo stesso tempo una condizione di abbondanza e di regalo divino. Un qualcosa che arriva dall’alto, luogo ancora imputato al mistero e al potere di Dio, è per antonomasia provvidenziale e benefico.

In “PIOVONO MONNEZZE” lo scarto è palese: come può essere benefica e provvidenziale una pioggia di immondizia? In quale mondo una pioggia del genere può essere accolta con un sorriso o con della felicità? Quando è che l’abbondanza diventa
malefica? In poche parole: quando è che la life in plastic, accolta con entusiasmo, è diventata eccessiva e ha iniziato a produrre frutti cancerosi?

Un personaggio, seduto tra i cassonetti, fiammeggiante di colore in uno scorcio plumbeo, sorride sardonicamente. È già il primo abitante di quel mondo nel quale una pioggia di immondizia è considerata benefica? O è semplicemente un abitante del nostro mondo, un conterraneo, che inebetito non comprende che tale pioggia non sia provvidenziale? O quel sorriso rappresenta solo l’amaro volto del menefreghismo?

Anche queste domande non hanno risposte. Ma se sulla provvidenzialità della pioggia sull’abbondanza di quest’ultima non ci sono dubbi: ce n’è così tanta che potremmo vederla cadere dal cielo.