Venere di plastica

Silvia de Arcangelis, Stampa su carta fotografica

Dietro questo scatto c’è una ricerca e un percorso durato diversi mesi, nato dal desiderio di voler dare un mio personale contributo artistico a quella che è una tematica attuale: cioè sensibilizzare le persone di fronte a l‘infinito aumento di rifiuti plastici e non solo.

Io sono un artista che usa principalmente la pittura come mezzo espressivo, ma in questo caso ho sentito il bisogno di utilizzare il “materiale stesso” soggetto del tema come mezzo dell’opera, in un dialogo contemporaneo con l’eterna bellezza dell’arte che rappresenta una delle caratteristiche più nobili ed interessanti del genere umano.

Sia i rifiuti che l’arte infatti sono opera dell’uomo, e oggi le persone non si rendono conto che se continueremo a non dar peso a queste tematiche, non solo la natura ma anche l’arte e tutto ciò che c’è di bello, un giorno sarà ricoperto da tutto l’inquinamento che produciamo.

Ispirandomi alla “Venere degli stracci” di Michelangelo Pistoletto, ho recuperato nell’arco di un paio di mesi un gran numero di buste di plastica, di cui la maggior parte raccolte dalla strada, da qui l’utilizzo di materiali riciclati. Una volta raggiunto il numero adeguato di materiale che mi serviva per completare l’opera, ho fatto un sopralluogo a Villa Borghese per trovare una statua che fosse adatta per il mio intento.

Il sottotitolo “Turba Misofilia” deriva da due parole: “Turba” che tradotta dal latino significa in senso generico “folla”, ma viene anche definita come “Accozzaglia di persone, per lo più con un’idea di disordine, squallore, o fastidiosa concitazione”, e “Misofilia”, parola che deriva dal greco -μύσος (misos) che significa sporco e il termine -φιλία (philia) che significa amore e che definisce una forma di feticismo sessuale nonché una parafilia, in cui il piacere sessuale è ottenuto tramite l’interazione con rifiuti o con la sporcizia, o più in generale consiste nell’eccitarsi sessualmente verso una persona o un qualcosa che è sporco.

Il mio messaggio è quindi anche un messaggio provocatorio: con quest’opera vorrei anche rivolgermi a coloro che vivono come se questo problema non esistesse e di conseguenza supporre, ironizzando, che forse allora ci piace vivere sommersi da tutta la sporcizia/ plastica che produciamo, altrimenti non si spiegherebbe come ancora oggi la maggior parte delle persone non presta la giusta attenzione a questo enorme problema.