Windmill Windmill for the Land

Paolo Vitale, Tecnica mista su lino cucito su tela di cotone grezza

Il mio corpo è la prima terra che imparo a conoscere; subito dopo l’amore e gli affetti portano con sé nuovi lidi a cui approdare e si va alla scoperta in terra straniera.

Ma l’esplorazione si impara subito dev’essere rispettosa, delicata e gentile. Ci accorgiamo di essere privilegiati visitatori di territori che non ci appartengono e non possiamo possedere.

Lo sguardo poi si allarga e amandoci l’un l’altro non possiamo che amare gli infiniti spazi che le nostre gambe percorrono insieme.

Affiora quindi la gratitudine verso un mondo gigante che contiene al suo interno tanta meraviglia che condividiamo con chi ci ha preceduto e con chi ci seguirà.

“Windmill for the land” invoca Damon Albarn nel ritornello di “Feel Good Inc.”, mulino che nel brano dei Gorillaz incarna la resistenza di un’umanità schiacciata da un mondo in rovina, specchio degli animi inquinati dei suoi abitanti che l’hanno portato al collasso.

Qualche anno dopo i Gorillaz daranno alle stampe “Plastic Beach”, concept album idealmente ambientato su quel continente di plastica drammaticamente reale che galleggia a largo delle terre emerse.

La plastica come materializzazione dell’anaffettività umana, di un pensiero distorto in grado di concepire i rapporti solo come un utile, un prodotto da consumare avidamente. Una mentalità che ogni giorno produce ingiustizie che affliggono il nostro pianeta e tutti gli esseri viventi che lo abitano.

Nella mia opera nubi di plastica vengono dissolte da un filo cucito su uno scampolo di lino, il filo di un pensiero caldo, in grado di riportarci al cuore della nostra identità di essere umani che può realizzarsi pienamente solo vivendo una collettività sincera e disinteressata, che solo così potrà arrivare ad abbracciare e rispettare tutta l’immensa bellezza che la circonda.